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July 23, 2018July 23, 2018  2 comments  Uncategorized

Riprendo qui un articolo di Enzo Magini, pubblicato su il manifesto del 12 marzo e su Carta online. Parla della manifestazione a sostegno dell'acqua come bene pubblico, organizzata per il 20 Marzo a Roma.

 

Istruzioni per l'acqua

Pubblichiamo il testo della rubrica «Cantieri sociali», che esce sul manifesto il 12 marzo.

Che farà Berlusconi quando si accorgerà che il 20 marzo il centro di Roma è prenotato per un’altra manifestazione? Fino a due giorni fa, nessuno, nei cosiddetti grandi media, aveva dato peso al corteo lanciato dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Salvo accorgersi dell’appuntamento dopo la sparata di Berlusconi sulla calata in piazza del Popolo delle libertà. Peccato. Se avessero guardato meglio, e prima, si sarebbero accorti che la manifestazione del 20 marzo ha un valore intrinseco, e grande. A prescindere dal fatto, ovviamente non casuale, che arriva una settimana prima del voto regionale più bizzarramente lontano dai temi del governo locale che la storia repubblicana ricordi.
Che cosa ci sia in ballo, quando si parla di privatizzazione dell’acqua – anzi del «servizio idrico integrato», per usare il burocratese delle leggi in materia – lo spiega l’inserto speciale di 16 pagine, estraibile, contenuto nel numero di Carta settimanale in edicola da venerdì 12. Il controllo delle risorse idriche è un business planetario, che ha per protagoniste le grandi multinazionali del settore e le lobby da loro create appositamente per condizionare governi e opinioni pubbliche. Per un lungo periodo di tempo, gli è andata bene. Dall’Unione europea fino ai comuni del basso Lazio, il mantra del «servizio efficiente» ha dominato il discorso.
Non importa se a gestire il «servizio» sia un’impresa privata o un ente pubblico – dice la propaganda – basta che l’acqua arrivi, sia buona e non costi molto. Invece no. Non è così. Anche l’acqua altrui sa di sale, non solo il pane. Se ne sono accorti, per esempio, i cittadini di Parigi, che dopo 25 anni di gestione privata hanno sostenuto il sindaco quando ha deciso di tornare all’amministrazione pubblica. Se n’è accorta la giunta regionale pugliese, che ha avviato la ri-pubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese, approvando un disegno di legge scritto assieme ai comitati locali per l’acqua pubblica. Se ne sono accorti i 300 e passa amministratori locali italiani che pochi giorni fa a Roma hanno formalizzato la nascita del Coordinamento enti locali per l’acqua bene comune e la gestione pubblica del servizio idrico. Se ne sono accorti le decine di associazioni, organizzazioni sociali, movimenti, comitati – più qualche partito – che hanno deciso di lanciare una campagna per tre referendum. Tre sì per smontare l’impianto legislativo costruito a partire dalla fine degli anni novanta e spianare la strada alla legge di iniziativa popolare sull’acqua che giace in Parlamento dal 2007 nonostante le oltre 400 mila firme, verificate e regolari.
L’insieme dei tre quesiti – spiegati uno per uno nelle pagine dell’inserto di Carta – delinea infatti un percorso al termine del quale c’è, potrebbe esserci, il governo sociale dell’acqua. Ovvero l’applicazione, a partire dall’acqua, di una diversa idea di pubblico, che richiede per essere efficace la partecipazione dei cittadini, non più relegati al ruolo di semplici numeri nel portafoglio clienti delle aziende idriche.
I casi di quelle che si chiamano «buone pratiche» ci sono già, in giro per l’Italia. Lo racconta, per esempio, l’Istat. I dati dell’Istituto centrale di statistica dicono che in termini di efficienza, per restare nei parametri del discorso aziendalistico, non c’è differenza tra pubblico e privato. Anzi, il pubblico, quando è gestito bene, garantisce servizi migliori a costi più bassi. Basta fare un sforzo, rompere un argine ideologico e ricordarsi, per esempio, che una delle tappe fondamentali della ritirata del neoliberismo è stata la «guerra dell’acqua di Cochabamba», vinta dai boliviani nella primavera del 2000, quando le proteste popolari costrinsero il governo Banzer e la multinazionale statunitense Bechtel a stracciare il contratto di privatizzazione delle fonti e degli acquedotti locali.
In effetti è una coincidenza emblematica, quella del 20 marzo. Berlusconi e il Pdl dovranno cercare una piazza dove sfogare la frustrazione per i propri errori e provare a esorcizzare la paura del disastro incombente, causato, al di là delle contingenze, da una concezione privatistica della politica ormai avvitata su se stessa. E intanto decine di migliaia [e speriamo anche di più] di cittadini comuni, un vero popolo blu, si prenderanno il gusto di reclamare ciò che per sua natura non può essere venduto. L’acqua, certo, cioè la democrazia.

 

Tags: acqua 

July 23, 2018July 23, 2018  0 comments  Uncategorized

Riporto di seguito un articolo di buon auspicio per le lotte contro la privatizzazione dell'acqua. E un grazie agli abitanti di Aprilia, che ci insegnano che le lotte dal basso possono davvero funzionare.

Dal Blog di Domenico Finiguerra, Sindaco di Cassinetta di Lugagnago.

Ad Aprilia l’acqua non era più pubblica. Era stata affidata in gestione ad un privato partecipato da una grande multinazionale francese, Veolia. La stessa recentemente messa alla porta dal sindaco di Parigi.

Ma settemila cittadini si sono messi di traverso. Settemila firme. Settemila rifiuti. Non hanno pagato il privato ma hanno continuato a versare il dovuto al Comune, riconoscendo solo agli eletti nell’ente locale, ai loro rappresentanti, la titolarità alla gestione di un bene comune quale l’acqua.

Ricorsi e controricorsi. Fino alla sentenza del Consiglio di Stato che ha affermato alcuni principi molto netti e chiari. Innanzitutto i cittadini non sono semplici sudditi, ma sono legittimati a ricorrere nei tribunali poiché l’erogazione del servizio pubblico rientra tra i diritti individuali fondamentali e quindi hanno diritto di chiamare in causa anche una multinazionale. Secondo, l’acqua non è un bene qualsiasi, ma gode di una tutela superiore. Infine, i comuni hanno il pieno titolo di decidere come gestire le risorse idriche, senza dover subire interventi dall’alto (si veda la recente privatizzazione decisa dal parlamento).

Una bella notizia. Una sentenza che fissa un principio fondamentale affermato da anni, da chi si batte per il riconoscimento dell’acqua quale bene comune.

L’acqua è essenziale ed insostituibile per la vita di ogni essere vivente; un diritto inviolabile, universale, inalienabile ed indivisibile dell’uomo, che si può annoverare fra quelli di riferimento previsti dall’art. 2 della Costituzione della Repubblica Italiana. Essa va sottratta alle regole del mercato.

Una bella notizia. Di quelle che fanno pensare che la politica dal basso, dei cittadini che si riappropriano del bene comune, è possibile.

Tags: acqua 

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AliceMa
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Eco-attivismo glocale e pubblicazioni connesse.

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