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January 18, 2018January 18, 2018  1 comments  EOLICO

[fonte: Alternativa Sostenibile, pubblicato il 11/01/2010]

Tutti sappiamo quali sono i principali impatti che l'energia eolica può produrre, e cioè: l'impatto visivo (paesaggio), quello sonoro (rumore) ed infine quello sull'avifauna. Passiamoli in rassegna.

 

 

Trattiamo volutamente il caso degli impianti industriali di media e grande taglia, escludendo cioè il caso del minieolico (che presenta caratteristiche peculiari e richiede una trattazione a parte), va detto che molto è stato fatto dall'epoca dei primi anni '80, ed in particolare molti degli errori che furono compiuti soprattutto negli Stati Uniti sono oggi completamente risolti, e queste esperienze sono diventate pratica comune nella progettazione dei parchi eolici.

 

Nel corso degli ultimi 20 anni le dimensioni tipiche degli aerogeneratori sono notevolmente cresciute, a causa della maggiore produttività ed i minori costi specifici gli elementi principali. Ovviamente questo fatto ha però portato con sé conseguenze - non sempre e necessariamente solo negative - per quanto concerne l'impatto ambientale di questi impianti. L'impatto visivo di un elevato numero di piccoli aerogeneratori può infatti essere peggiore di quello di un numero contenuto di macchine di grande taglia.

 

Trattando il tema dell'impatto visivo, probabilmente il più significativo tra quelli elencati (o forse quello a cui la maggior parte delle persone è più sensibile, almeno in un primo momento), questo è evidentemente funzione della distanza dell'osservatore, con l'impatto che diminuisce all'aumentare della stessa.

 

Negli anni '80 in USA i parchi eolici (di piccola taglia unitaria, rispetto ad oggi) si sono sviluppati in modo pressoché incontrollato, questi impianti, composti da un numero elevatissimo di aerogeneratori (anche oltre 3500 macchine installate in un singolo parco), caratterizzati da aerogeneratori di varia tecnologia (bi-tripala, con torri a traliccio e tubolari), funzionanti a velocità di rotazione elevate (50-70 rpm contro < 20 rpm di oggi), interspazi ridottissimi 30-40 m contro i 360-400 m almeno dei moderni parchi eolici), hanno generato terribili conseguenze sul paesaggio e sull'ambiente. Questo però ha anche permesso di acquisire esperienze che sono diventate oggi bagaglio essenziale per gli sviluppatori di parchi eolici. Volendo riassumere per punti i principali elementi acquisiti dal punto di vista dell'impatto paesaggistico, potremmo riassumerli come segue:

 

- Fornire ordine visivo al parco eolico, componendo ove possibile unità visive ben distinte (cluster, cioè raggruppamenti di aerogeneratori)

- Utilizzare gli aerogeneratori per seguire le linee naturali del paesaggio, e le infrastrutture esistenti (es strade: questo consente anche di ridurre le opere necessarie in fase di costruzione, quali sbancamenti etc.)

- Utilizzare turbine e torri simili, con uguale numero di pale e che ruotano a velocità similari, adottando spaziature ampie, rimuovendo quelli non funzionanti e tenendo in rotazione le pale anche quando vi è vento sufficiente per muoverle ma non per generare energia elettrica (è noto che l'osservatore non apprezza vedere un generatore eolico fermo)

- Interrare i cavidotti e porre le strutture accessorie (es cabine di trasformazione) in zone a ridotto impatto visivo e realizzare queste strutture con materiali tipici del luogo in modo da armonizzarle con l'ambiente circostante

- Non utilizzare le torri eoliche per altre attività (es installazione di ripetitori, loghi pubblicitari, altre funzioni), per non esaltarne l'aspetto industriale ed invece mantenerne al massimo il senso ambientale, e meglio inserirle nel territorio naturale

- Utilizzare vegetazione autoctona, mantenere in ordine e pulito il sito, scegliere colori in grado di ridurre l'impatto visivo, e mantenere un'armonia dimensionale tra generatori ed ambiente circostante

- Minimizzare gli sbancamenti per evitare erosione del suolo, minimizzare la realizzazione di strade di accesso e piazzole

- Utilizzare torri cilindriche e non a traliccio, che se anche meno visibili a distanza risultano esteticamente sgradevoli e presentano rischi per l'avifauna (che tende a nidificare su di esse)

- Realizzare strutture pubbliche di informazione ed osservazione del parco

- Se possibile, inserire il parco eolico nell'ambito di aree industriali preesistenti (ove può invece avere una funzione di recupero paesaggistico).

 

Per quanto concerne il rumore, in passato numerosi problemi emersero in tal senso. All'epoca nelle macchine eoliche venivano installati generatori elettrici non specificatamente progettati per le condizioni di funzionamento tipiche di un aerogeneratore, e questo comportava funzionamenti anomali e considerevoli emissioni di rumore meccanico, che risulta particolarmente fastidioso. Oggi le macchine eoliche hanno pressoché eliminato questa criticità, ed i livelli sonori sono prevalentemente relativi alla fluidodinamica (cioè ai flussi attorno alle pale), rumore di per sé meglio tollerato, in parte controllabile riducendo la velocità di rotazione ed installando apposite appendici aerodinamiche), e comunque normalmente inferiore 45 dBa a 350 m di distanza.

 

Relativamente infine all'impatto sull'avifauna, pur riconoscendo che le considerazioni devono essere svolte in modo indipendente per ciascuna specie considerata, numerosi studi mostrano come l'impatto sia estremamente limitato rispetto a numerose altre situazioni, e quindi complessivamente modesto. Ciò non toglie la necessità di svolgere poi analisi specifiche per ciascun sito in esame.

 

 


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