Go to the LifeRaces portal
EnglishItaliano
__scommettiamo__
Blogs
Post
Acqua Bene Comune
March 15, 2010March 15, 2010 Add comment2 comments Uncategorized Uncategorized

Riprendo qui un articolo di Enzo Magini, pubblicato su il manifesto del 12 marzo e su Carta online. Parla della manifestazione a sostegno dell'acqua come bene pubblico, organizzata per il 20 Marzo a Roma.

 

Istruzioni per l'acqua

Pubblichiamo il testo della rubrica «Cantieri sociali», che esce sul manifesto il 12 marzo.

Che farà Berlusconi quando si accorgerà che il 20 marzo il centro di Roma è prenotato per un’altra manifestazione? Fino a due giorni fa, nessuno, nei cosiddetti grandi media, aveva dato peso al corteo lanciato dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Salvo accorgersi dell’appuntamento dopo la sparata di Berlusconi sulla calata in piazza del Popolo delle libertà. Peccato. Se avessero guardato meglio, e prima, si sarebbero accorti che la manifestazione del 20 marzo ha un valore intrinseco, e grande. A prescindere dal fatto, ovviamente non casuale, che arriva una settimana prima del voto regionale più bizzarramente lontano dai temi del governo locale che la storia repubblicana ricordi.
Che cosa ci sia in ballo, quando si parla di privatizzazione dell’acqua – anzi del «servizio idrico integrato», per usare il burocratese delle leggi in materia – lo spiega l’inserto speciale di 16 pagine, estraibile, contenuto nel numero di Carta settimanale in edicola da venerdì 12. Il controllo delle risorse idriche è un business planetario, che ha per protagoniste le grandi multinazionali del settore e le lobby da loro create appositamente per condizionare governi e opinioni pubbliche. Per un lungo periodo di tempo, gli è andata bene. Dall’Unione europea fino ai comuni del basso Lazio, il mantra del «servizio efficiente» ha dominato il discorso.
Non importa se a gestire il «servizio» sia un’impresa privata o un ente pubblico – dice la propaganda – basta che l’acqua arrivi, sia buona e non costi molto. Invece no. Non è così. Anche l’acqua altrui sa di sale, non solo il pane. Se ne sono accorti, per esempio, i cittadini di Parigi, che dopo 25 anni di gestione privata hanno sostenuto il sindaco quando ha deciso di tornare all’amministrazione pubblica. Se n’è accorta la giunta regionale pugliese, che ha avviato la ri-pubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese, approvando un disegno di legge scritto assieme ai comitati locali per l’acqua pubblica. Se ne sono accorti i 300 e passa amministratori locali italiani che pochi giorni fa a Roma hanno formalizzato la nascita del Coordinamento enti locali per l’acqua bene comune e la gestione pubblica del servizio idrico. Se ne sono accorti le decine di associazioni, organizzazioni sociali, movimenti, comitati – più qualche partito – che hanno deciso di lanciare una campagna per tre referendum. Tre sì per smontare l’impianto legislativo costruito a partire dalla fine degli anni novanta e spianare la strada alla legge di iniziativa popolare sull’acqua che giace in Parlamento dal 2007 nonostante le oltre 400 mila firme, verificate e regolari.
L’insieme dei tre quesiti – spiegati uno per uno nelle pagine dell’inserto di Carta – delinea infatti un percorso al termine del quale c’è, potrebbe esserci, il governo sociale dell’acqua. Ovvero l’applicazione, a partire dall’acqua, di una diversa idea di pubblico, che richiede per essere efficace la partecipazione dei cittadini, non più relegati al ruolo di semplici numeri nel portafoglio clienti delle aziende idriche.
I casi di quelle che si chiamano «buone pratiche» ci sono già, in giro per l’Italia. Lo racconta, per esempio, l’Istat. I dati dell’Istituto centrale di statistica dicono che in termini di efficienza, per restare nei parametri del discorso aziendalistico, non c’è differenza tra pubblico e privato. Anzi, il pubblico, quando è gestito bene, garantisce servizi migliori a costi più bassi. Basta fare un sforzo, rompere un argine ideologico e ricordarsi, per esempio, che una delle tappe fondamentali della ritirata del neoliberismo è stata la «guerra dell’acqua di Cochabamba», vinta dai boliviani nella primavera del 2000, quando le proteste popolari costrinsero il governo Banzer e la multinazionale statunitense Bechtel a stracciare il contratto di privatizzazione delle fonti e degli acquedotti locali.
In effetti è una coincidenza emblematica, quella del 20 marzo. Berlusconi e il Pdl dovranno cercare una piazza dove sfogare la frustrazione per i propri errori e provare a esorcizzare la paura del disastro incombente, causato, al di là delle contingenze, da una concezione privatistica della politica ormai avvitata su se stessa. E intanto decine di migliaia [e speriamo anche di più] di cittadini comuni, un vero popolo blu, si prenderanno il gusto di reclamare ciò che per sua natura non può essere venduto. L’acqua, certo, cioè la democrazia.

 

TagsTags: acqua 
Social Bookmarking
comments
annunziata (2866 days ago)

Ciao Alice, vorrei capire meglio a che punto è la privatizzazione dell'acqua, c'è sempre da preoccuparsi? O ci stanno ripensando?
AliceMa (2866 days ago)

Penso che ci sia sempre da preoccuparsi e che non ci stiano ripensando per nulla, nonostante la legge di iniziativa popolare presentata in parlamento l'anno scorso dal forum per i movimenti dell'acqua. La manifestazione e i tre quesiti referendari nascono proprio per riportare in agenda (pubblica e politica) la questione dell'acqua come bene comune e diritto universale.
Description
AliceMa
Posts: 9
Comments: 2

 

Eco-attivismo glocale e pubblicazioni connesse.

Categories
Tags
1 emissioni (1)
1 co2 (1)
2 acqua (2)
1 nucleare (1)